Risultati per il tag:

web writer

ComunicazioneMarketing

Effetto Alone e marketing. Se lo conosci, lo usi!

L’effetto alone è sicuramente uno dei bias cognitivi più interessanti per chi si occupa di marketing e comunicazione persuasiva in genere.

Cerchiamo di conoscere il fenomeno e vederne gli eventuali risvolti applicativi.

Immaginiamo di avere di fronte due soggetti candidati per un ruolo di collaboratore nella nostra azienda. Ancor prima di incontrarli personalmente leggiamo una scheda di referenze, fatta da un collega, che focalizza in estrema sintesi le loro caratteristiche principali.

 

Leggiamole assieme:

Mario: ingegnoso, intraprendente, impetuoso, aggressivo, testardo, astioso

Luigi: aggressivo, astioso, impetuoso, testardo, ingegnoso, intraprendente

 

Istintivamente, senza averli visti, quale scegliereste tra i due? Quale sareste portati a valutare positivamente?

La maggior parte degli intervistati a pelle sceglie Mario. Eppure, se ci soffermiamo con attenzione sulle schede dei due, possiamo vedere che sono le medesime per entrambi, con la sola differenza che sono state riportate con un ordine diverso.

Ma nonostante ciò Mario ci era parso il migliore tra i due?! Leggi tutto

Storytelling

Corporate Storytelling (4° parte)

Cosa significa comunicare? Per un azienda significa costruire un ponte con il proprio mercato di riferimento, partecipare ad un sistema di relazioni e interazioni con i consumatori, mettersi al centro di uno scambio di messaggi bilaterali altamente personalizzati e costanti. Oggi assistiamo ad un cambiamento epocale negli atteggiamenti di acquisto dei consumatori: l’imprevedibilità dei comportamenti, minore fedeltà alle marche.

Comunicare significa dunque intessere un vero e proprio dialogo con il proprio target di riferimento, coinvolgerlo per stimolarlo ad esprimere le proprie proposte per contribuire al miglioramento e alla crescita della marca. Il principio base è di considerare il consumatore come “co-creatore”, persona che recepisce i valori del brand e che li interpreta, li commenta, li condivide con il suo network di riferimento.

Leggi tutto

Storytelling

Corporate Storytelling (3° parte)

Fare storytelling non significa raccontare la cronologia dei fatti aziendali, ma generare una serie di discorsi avvincenti che coinvolgano ed emozionino il pubblico.

Senza una tensione drammatica, un racconto è piatto, è una descrizione di semplici avvenimenti: sono gli ostacoli improvvisi, i caratteri che si modellano con l’avanzare della storia, l’opposizione degli antagonisti, l’aspettativa per il finale che generano le domande drammatiche che il pubblico si aspetta. La narrazione deve creare, sviluppare e risolvere momenti problematici che il nostro brand/prodotto risolve con azioni e strategie concrete. Per generare un intreccio drammatico che colpisca gli spettatori, bisogna mettere in gioco tutte le domande che implicano risposte determinate e risolutive.

Il problema posto dal narratore verrà risolto bene nel caso di un lieto fine, o male se la conclusione è tragica. Una trama esemplificativa potrebbe essere la seguente:

presenza di un eroe che, per compiere un’impresa, deve affrontare un rivale entrando in conflitto con lui. Il compimento dell’azione è conquistare un tesoro con l’aiuto di oggetti magici.

Leggi tutto

Storytelling

Corporate Storytelling (2° parte)

il testo narrativoNella prima parte dell’articolo, abbiamo visto quanto sia importante per un’azienda coinvolgere il consumatore nell’esperienza di consumo.

Grazie allo storytelling, i racconti risultano efficaci in termini di memorizzazione da parte del pubblico, favorendo il suo coinvolgimento fino a condizionarne le scelte.

Come trattare il brand o il prodotto secondo una logica di racconto?

Si tratta di calare gli schemi narrativi propri delle favole all’interno dalle realtà di impresa.

 

Leggi tutto

Social

Verità assoluta? il teorema di John Sedgwick

hh31l7Navigando spesso capita di trovarsi anche in storie curiose che stimolano la fantasia e le riflessioni più diverse.

E’ stato proprio in questo surfare che mi sono casualmente imbattuto nel nome di John Sedgwick.

Ma chi è stato costui?

Oltre ad essere il personaggio della foto John è stato un generale statunitense dell’Union Army nella guerra di secessione americana.

Un personaggio importante di certo rilievo, un condottiero. Un leader seguito da uomini che avevano affidato la loro vita nelle sue mani.

E come i migliori eroi mitologici morì sul campo di battaglia  a causa di un tiratore scelto che lo colpì a Spotsylvania.

Spotsylvania? Certo che, pensando al nome di questa battaglia, vien da sorridere in quanto sembra preso da un fumetto di Walt Disney.

Se ciò che tutti sanno è come è morto, è altrettanto vero che non tutti (io almeno) sanno quali furono le sue ultime parole famose che gli hanno donato la celebrità presso i posteri.

Spotsylvania dunque, il 9 maggio 1864. I suoi uomini stavano probabilmente scontrandosi con il fianco sinistro dei Confederati e lui stava organizzando il posizionamento dell’artiglieria. I cecchini confederati si trovavano a circa 900 metri ed i loro colpi obbligarono gli ufficiali dell’Unione a gettarsi a terra per coprirsi.

Leggi tutto

close