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Social

Selfiemarketing, la nuova frontiera

monalisa selfieOgni giorno vengono pubblicate 1,8 miliardi di foto sui vari social.

La comunicazione visual si afferma sempre più virilmente confermando le sue doti vincenti: semplicità di interpretazione, significazione e possibilità di prescindere da differenze linguistiche.

Impressionate da questi volumi, le aziende hanno aperto la caccia alle immagini e in particolari ai selfie.

Finalmente hanno capito che in una semplice fotografia postata sui social network possono nascondersi informazioni importantissime per i brand. Informazioni che riescono a raccontare il comportamento dei consumatori e che, una volta ripescate attraverso l’analisi delle immagini, possono dettare nuove strategie aziendali o indirizzare le major su specifiche campagne pubblicitarie. Per questo motivo, sempre più spesso, le aziende si rivolgono a società che si occupano di analizzare i profili social pubblici alla ricerca di loghi e brand che appaiono sulle nostre fotografie. Leggi tutto

Storytelling

Corporate Storytelling (1° parte)

La società in cui oggi viviamo è caratterizzata da continui e costanti scambi di informazioni, dalla condivisione di esperienze e dal consumo permanente.

Il mercato attuale si contraddistingue per la sua dimensione simbolica, molto più importante della realtà: secondo alcuni studi infatti, gli impulsi all’acquisto non partirebbero più dalla necessità di un oggetto come avveniva in passato, ma dal bisogno di acquistare un oggetto che è simbolo di qualcos’altro, di uno status sociale.

Per poter sopravvivere in una economia di questo tipo, le aziende quindi hanno un estremo bisogno di comunicare: ogni volta che in un’organizzazione si vuole comunicare qualcosa, si mette in atto un processo di scambio di informazioni e di influenzamento basato sulla narrazione di storie.

L’impresa vive, si sviluppa e si consolida all’interno delle storie che è riuscita a far nascere, creando così una sua identità, caratterizzata da segni distintivi che permettono il suo riconoscimento interno, ma soprattutto nei confronti del pubblico esterno.

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Social

Verità assoluta? il teorema di John Sedgwick

hh31l7Navigando spesso capita di trovarsi anche in storie curiose che stimolano la fantasia e le riflessioni più diverse.

E’ stato proprio in questo surfare che mi sono casualmente imbattuto nel nome di John Sedgwick.

Ma chi è stato costui?

Oltre ad essere il personaggio della foto John è stato un generale statunitense dell’Union Army nella guerra di secessione americana.

Un personaggio importante di certo rilievo, un condottiero. Un leader seguito da uomini che avevano affidato la loro vita nelle sue mani.

E come i migliori eroi mitologici morì sul campo di battaglia  a causa di un tiratore scelto che lo colpì a Spotsylvania.

Spotsylvania? Certo che, pensando al nome di questa battaglia, vien da sorridere in quanto sembra preso da un fumetto di Walt Disney.

Se ciò che tutti sanno è come è morto, è altrettanto vero che non tutti (io almeno) sanno quali furono le sue ultime parole famose che gli hanno donato la celebrità presso i posteri.

Spotsylvania dunque, il 9 maggio 1864. I suoi uomini stavano probabilmente scontrandosi con il fianco sinistro dei Confederati e lui stava organizzando il posizionamento dell’artiglieria. I cecchini confederati si trovavano a circa 900 metri ed i loro colpi obbligarono gli ufficiali dell’Unione a gettarsi a terra per coprirsi.

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Storytelling

Storytelling come Memoria

memoriaNegli articoli precedenti abbiamo potuto notare quanto l’azione del raccontare sia legata alla funzione di “mettere in ordine” le esperienze legate alla nostra realtà quotidiana, legittimando la percezione delle nostre emozioni.

La capacità del nostro cervello di assimilare informazioni che chiamiamo memoria è un dispositivo narrativo: la narrazione asseconda tutti i nostri sensi perché parla ad ognuno di essi: vista, udito, tatto, olfatto, gusto hanno tutti una struttura narrativa e sfruttano la memoria che funziona psichicamente su “canali di trasmissione” narrativi.

Senza memoria non c’è narrazione e senza narrazione non c’è memoria.

Al tempo stesso però la memoria è un atto creativo: quando ricordiamo un evento ricostruendo mentalmente un’esperienza passata, ci auto-raccontiamo qualcosa che ha per noi uno spessore emotivo, più che storico, creiamo una specie di autobiografia, o, se vogliamo, un sistema di fiction: inconsciamente aggiungiamo emozioni, sensazioni, impressioni a ciò che abbiamo vissuto.

Un racconto quindi non coinvolge perché comunica concetti, ma perché conquista una porzione di memoria “affettiva” nell’interlocutore.

Per questo la pubblicità contemporanea e l’advertising sfruttano le dinamiche narrative, perché possono entrare in sintonia immediata con la nostra memoria autobiografica, richiamandola attraverso esperienze di tipo sensoriale o emozionale.

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Social

Di quale colore è la tua Strategia Social?

Disegno senza titoloSiete tra coloro che sostengono che i colori non sono parte integrante di una strategia social o, ancor di più, pensate che siano solamente un vezzo da smanettoni di Photoshop o Gimp?

Se fate parte di questa cerchia, siete sull’articolo che fa per voi!

Sappiate che la scelta del colore “giusto” per il logo o per l’immagine che andremo a condividere ha un’alta incidenza sull’efficacia del branding e del marketing più in generale.

Il mondo dei social, mai come in quest’ultimo periodo, vede una invasione pressante della comunicazione visual.

Leggendo assieme la seguente infografica, creata da Social Marketing Writing, possiamo vedere che il 93% degli utenti prende decisioni sulla base delle emozioni generate dalle immagini.

Sappiamo bene che l’immagine parla da sola, non necessita di traduzioni linguistiche e non richiede sforzi particolari affinché l’interlocutore debba interpretarla, ma soprattutto  trasferisce immediatamente un messaggio.

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