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Luisa Di Tolla

Social

Social Media Marketing in 30 minuti netti!

LinKomunicabile - Social Media Marketing in 30 minuti netti!Qual è il modo migliore per trascorrere 30 minuti del vostro tempo per fare Social Media Marketing?

La gestione dei social media può essere un lavoro a tempo pieno e anche per coloro che lo fanno insieme ad altri compiti, il social media marketing può comunque occupare 10 o più ore ogni settimana.
Quindi, che cosa fareste se aveste solo 30 minuti da spendere per i social media?
Come dare priorità ai vari compiti in modo da sfruttare al massimo il vostro prezioso tempo?
Personalmente cerco di trovare ritagli di tempo durante il giorno per poter essere più produttiva possibile. Quando ho 30 minuti, che cosa faccio per ottimizzare il mio tempo sui social media?
Ecco alcuni modi che ho usato, dai quali forse potrai trarre spunto.
I gestori di social media hanno un programma pieno zeppo di attività, di compiti e cose da fare. Ci sono almeno 12 attività che vengono gestite su base giornaliera.

Eccole:

  • Curatela
  • Crafting (=Produzione di contenuti)
  • Posting
  • Programmazione
  • Misurazione
  • Analisi
  • Risposta
  • Ascolto
  • Engagement
  • Assistenza
  • Pianificazione
  • Sperimentazione

Per eseguirle in un intervallo di 30 minuti, dobbiamo trovare un metodo. E’ un compito difficile.
Vediamo come procedere. Cominciamo dal primo punto e iniziamo a suddividerlo in sezioni gestibili. Consideriamolo come un “dosaggio” delle attività di social media marketing.
Nella prima sezione raggruppiamo curatela, produzione, programmazione e pianificazione di tutto il contenuto in un unico compito; nella seconda, misurazione, analisi, pianificazione e sperimentazione; nella terza, risposta, ascolto, engagement e assistenza.
Adesso le cose sembrano un po’ più fattibili. Invece di far entrare a forza 12 compiti in un lasso di tempo di 30 minuti, è possibile muoversi a piccoli passi.

Ecco alcune idee su ciò che si potrebbe provare a fare.

Spendere 30 minuti per scrivere contenuti epici: Leggi tutto

Storytelling

Visual branding: lo spot Twinings “TEALAND”

Alcune settimane fa mi sono imbattuta in uno spot che mi ha colpito molto e ho sperimentato di persona i principi del neuromarketing, ovvero che ci emoziona di più ciò che ci fa diventare nostalgici… Sono subito ritornata indietro con la memoria al film Disney “Alice nel paese delle meraviglie”: potere delle immagini!

Vediamo qual è il percorso narrativo ideato dal brand emozionale Twinings.
Una ragazza, mentre sta tornando a casa di notte, decide incuriosita di seguire un coniglio bianco che le appare all’improvviso e la accompagna nel magico mondo di “Tealand”.

Come nel capitolo “A mad tea party” della favola di “Alice nel paese delle meraviglie”, un “cappellaio matto” le apre la porta (che reca il nome del brand) facendola entrare in un bellissimo giardino, popolato da dame e cavalieri in eleganti abiti fiabeschi, che, ai tavoli posti sopra e sotto gli alberi, sorseggiano il tè in atteggiamento rilassato.

Tutto regala una sensazione di gioia, di pace e di spensieratezza in un mondo fantastico e irreale, sottolineato anche dal fatto che l’orologio del Bianconiglio sul tavolo segna il tempo all’indietro.

Tra gli strani personaggi, la protagonista si imbatte in un mago che si esibisce in un numero con le bustine del tè, facendole volare come coloratissime farfalle. La nostra Alice ne acchiappa al volo una, il cappellaio matto fa scendere dall’albero una teiera, le prepara il tè e lei si trova catapultata nel magico mondo del gusto Twinings.

LinKomunicabile - Twinings spot

 

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Copywriting

Perché un buon articolo deve essere anche bello

È innegabile che la qualità del contenuto di un articolo si riferisca alla sua originalità e alla sua utilità, ma un altro aspetto da non trascurare è anche la ‘bellezza’.

Qual è la definizione esatta di ‘bello’? Secondo il dizionario Zingarelli, ‘bello’ è “ciò che per aspetto esteriore o per qualità intrinseche provoca impressioni gradevoli”.

blogNel nostro caso, il concetto di bello va applicato alla scrittura, intendendo in tal modo quello che una volta si chiamava il “bello scrivere”, ovvero un modello di correttezza e accuratezza, privo di sciatteria.

Scrivere è comunicare. La scrittura è costituita da un insieme armonico di parole: l’errore può essere quindi assimilato a una sorta di stonatura. Inoltre, rappresenta anche un qualcosa che vìola una regola accettata nell’uso comune: nel caso di errori ortografici, quelle della grammatica.

 

Nella comunicazione il messaggio viene trasmesso dall’emittente al ricevente, ma in presenza di un errore risulta disturbato da un rumore, perdendo così la propria efficacia.

Anche a fronte di ottimi contenuti, il rischio è quindi la perdita di credibilità e indice di scarsa professionalità da parte del copy: voi assumereste un copy che commette errori grammaticali?

Forse conviene ritornare sui banchi di scuola e fare un piccolo ripasso di grammatica…

Quali sono gli errori più comuni?

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Storytelling

Corporate Storytelling (4° parte)

Cosa significa comunicare? Per un azienda significa costruire un ponte con il proprio mercato di riferimento, partecipare ad un sistema di relazioni e interazioni con i consumatori, mettersi al centro di uno scambio di messaggi bilaterali altamente personalizzati e costanti. Oggi assistiamo ad un cambiamento epocale negli atteggiamenti di acquisto dei consumatori: l’imprevedibilità dei comportamenti, minore fedeltà alle marche.

Comunicare significa dunque intessere un vero e proprio dialogo con il proprio target di riferimento, coinvolgerlo per stimolarlo ad esprimere le proprie proposte per contribuire al miglioramento e alla crescita della marca. Il principio base è di considerare il consumatore come “co-creatore”, persona che recepisce i valori del brand e che li interpreta, li commenta, li condivide con il suo network di riferimento.

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Storytelling

Corporate Storytelling (3° parte)

Fare storytelling non significa raccontare la cronologia dei fatti aziendali, ma generare una serie di discorsi avvincenti che coinvolgano ed emozionino il pubblico.

Senza una tensione drammatica, un racconto è piatto, è una descrizione di semplici avvenimenti: sono gli ostacoli improvvisi, i caratteri che si modellano con l’avanzare della storia, l’opposizione degli antagonisti, l’aspettativa per il finale che generano le domande drammatiche che il pubblico si aspetta. La narrazione deve creare, sviluppare e risolvere momenti problematici che il nostro brand/prodotto risolve con azioni e strategie concrete. Per generare un intreccio drammatico che colpisca gli spettatori, bisogna mettere in gioco tutte le domande che implicano risposte determinate e risolutive.

Il problema posto dal narratore verrà risolto bene nel caso di un lieto fine, o male se la conclusione è tragica. Una trama esemplificativa potrebbe essere la seguente:

presenza di un eroe che, per compiere un’impresa, deve affrontare un rivale entrando in conflitto con lui. Il compimento dell’azione è conquistare un tesoro con l’aiuto di oggetti magici.

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